
Borgo Mezzanone doveva essere altro. L’inferno dei migranti, come tutti oggi lo descrivono, ai primi degli anni Duemila doveva diventare base strumentale del vicino hub di Alenia Aeronautica, oggi Leonardo, lo stabilimento di punta della produzione di componenti aeronautiche in fibra di carbonio di cui ancora oggi l’impianto foggiano detiene il know how tecnologico.
All’epoca Alenia cercava un sito in cui costruire la fusoliera del Boeing Dreamliner, poi conosciuto come 787. L’allora ad di Alenia Aeronautica aveva pensato a Napoli Capodichino, area già satura dalla presenza di un grande aeroporto civile e militare e da una densità abitativa tra le più alte del paese. A Foggia non ci pensò nessuno. E la politica locale era, allora come oggi, miope, debole e autolesionista. Eppure sarebbe stato il posto migliore. La vecchia pista di Mezzanone si trova a 2 chilometri in linea d’aria dal sito di Leonardo, tra i principali compound industriali del gruppo al Sud. Si decise invece di dirottare tutto su Grottaglie, dove c’era da costruire dall’A alla Z e far girare appalti per centinaia di milioni, compresa la pista da 3mila metri per i giganteschi 747 modificati adibiti al trasporto a Seattle delle fusoliere.
L’ignavia dei foggiani (politica e industriale) la fece da padrone. La Regione Puglia assecondò. Fu un’azione politica miope destinata a lasciare segni indelebili, come si è visto nei decenni successivi. E chissà per quanto altro tempo ne parleremo ancora. Foggia “aveva già avuto”, dalla ricca commessa industriale. Borgo Mezzanone – che già all’epoca ospitava un centinaio di accampamenti instabili e nel degrado – si trasformò negli anni nella bidonville attuale, una mano gliela diede anche lo spettacolare reset voluto dalla prima giunta Emiliano quando un bel mattino decise di sgomberare l’area putrefatta di Torretta Antonacci, vicino San Severo. E gli sgomberati, con le loro masserizie, a centinaia decisero di riparare e trovarono accoglienza sull’ex pista di Mezzanone. Risultato: oggi in provincia di Foggia gli agglomerati di umanità migrante, naturalmente illegali e incivili, sono due.
L’omicidio di Sadam Houssain, il caporale pakistano il cui corpo è stato ritrovato già in decomposizione dopo giorni nel bagagliaio di una delle tante auto abbandonate a borgo Mezzanone, riuscirà forse per la sua ferocia ad accendere finalmente un faro su un problema in cui finta tolleranza e menefreghismo sono sempre andati a braccetto. Solo i morti, nel loro orrore, possono risvegliare lo sguardo assopito della politica, del governo e delle amministrazioni pubbliche rimaste inermi per decenni su questa storia.
Anche l’Ue se n’è lavata le mani su borgo Mezzanone. Molti oggi evocano i 54 milioni di euro perduti dai finanziamenti Pnrr per riportare l’ordine e la pulizia in quei luoghi, ma altri 35 milioni sono andati a farsi benedire anche su Torretta Antonacci. Facile a dirsi, molto più difficile da realizzare: insieme ai soldi Bruxelles avrebbe dovuto aiutare i Comuni a trovare un’idea per quei luoghi, non è facile mettere d’accordo così tante etnie africane che vivono nelle baracche. E invece tutto è stato demandato alla volontà e capacità degli enti locali, appena capaci di gestire la viabilità e il decoro dei loro quartieri.